I calendari delle culture religiose d'Oriente

Per un calendario pienamente interculturale il nostro impegno si allarga mosso dal desiderio di conoscere e di riconoscere universi culturali ancora più lontani, altre mentalità non descritte nella Bibbia o nel Corano, né descritte nei volumi della nostra cultura classica greca e romana.
Il nostro pensiero si rivolge dall'Occidente all'Oriente nelle sue differenti ramificazioni, alla ricerca di altri calendari, lunari e almanacchi.


L'Oriente - Induismo

In realtà gli indiani non chiamano "Induismo" la fede maggioritaria nel loro grande paese; la denominazione più comune è Dharma (armonia, ordine, legge).
L'India è una repubblica federale e ogni stato indiano ha un proprio calendario delle festività, a cui si aggiunge il calendario ufficiale valido per tutta la federazione. Gli anni vengono calcolati, nelle varie regioni, a partire da date differenti: il 58 a.C. (era Vikrama); il 78 d.C. (era Saka); il 248 d.C. (era Kalacuri); il 320 d.C. (era Gupta); il 606 d.C. (era Harsa).
Quando un calendario civile segnala martedì 21 marzo 2001, il calendario indù segnala il passaggio dall'anno 2056 all'anno 2057, secondo la riforma introdotta dal re Vikrama nel periodo cosiddetto "classico" della storia indiana.
La tradizione indù possiede una cosmologia articolata e suggestiva. Gli universi si formano e si dissolvono in un processo ciclico senza fine; solo l'Assoluto è eterno e immutabile. Le ere cosmiche (yuga) si succedono in serie di quattro: la prima è un'epoca di virtù e felicità, poi si fanno strada la dissoluzione e la decadenza; nella quarta ed ultima era (kali-yuga), tutto è dolore, nell'attesa di una nuova età dell'oro.

 

Anche l'epoca in cui viviamo è un kali-yuga ed è caratterizzata da una grave decadenza morale. Cominciata con la morte di Krishna nel 3102 a.C., finirà tra 427.000 anni.
Gli indù sono abituati a calcolare periodi immensi, giorni e anni divini e umani. Un "anno degli dei" corrisponde a 360 anni umani, ma 100 "anni di Brahma" (cioè la durata completa di un universo) corrispondono a 311.040 miliardi di anni umani.
Per interpretare il calendario delle festività induiste occorre aver presente questo amplissimo respiro degli universi, questa ciclicità vissuta come continua rinascita nella sofferenza, e il bisogno del fedele indù di liberarsi dalla catena delle reincarnazioni per entrare nell'eternità dell'Assoluto.


L'Oriente - Buddhismo

      

La cosmologia buddhista è simile a quella indù: vi sono nello spazio illimitato infiniti mondi che nascono e periscono nell'arco di tempi lunghissimi. Ma se l'universo è immenso, immenso è il dolore del samsara, il ciclo continuo delle morti e delle rinascite a cui tutti gli esseri sono soggetti.
Il saggio indiano Siddhartha Gautama scoprì una via di liberazione dalla sofferenza del samsara e per questo è chiamato il Buddha (l'Illuminato). Il dolore dell'esistenza è dissolto dalla diligente e metodica eliminazione di ogni forma di attaccamento o avidità. Siddhartha insegnò questa via a molti, fondando comunità monastiche aperte a tutti, senza restrizioni di casta.
L'era buddhista inizia con la morte di Siddhartha, cioè con la sua entrata definitiva nel nirvana (lett. "estinzione"; ma significa anche "pace" e "gioia"). Poiché il Buddhismo si è diffuso in molti paesi e le date riportate dalle varie tradizioni non coincidono, il computo degli anni è fissato a partire dalla data convenzionale della nascita del Buddha (560 a.C.). L'anno nuovo inizia con l'equinozio di primavera. Quindi, quando il calendario civile segnala il 21 marzo 2001, il calendario buddhista segnala il passaggio dall'anno 2560 all'anno 2561.
 

 

L'Oriente - Feste tradizionali cinesi

La spiritualità tradizionale cinese ha origini antichissime, anteriori alla nascita del Taoismo e del Confucianesimo e alla diffusione del Buddhismo. L'idea principale è quella dell'ordine dell'universo: la natura è governata da una suprema armonia che lega insieme il cielo, la terra e l'uomo. Questa suprema armonia, però, non ha nulla di statico: è un equilibrio dinamico di elementi in perenne divenire. Per avere successo, tutte le attività umane devono seguire il passo di questi ritmi.

Il calendario ufficiale cinese è quello solare di derivazione occidentale, ma riporta anche le date del calendario agricolo lunare, poiché il 75% della popolazione è costituito da contadini che seguono ancora l'antico sistema.
Ciò che caratterizza il calendario cinese tradizionale rispetto a quello occidentale è il fatto che gli anni non sono contrassegnati da un numero ma da una denominazione complessa (ad es., il 1954 è stato "l'anno del Cavallo, fratello maggiore del Legno").

    

Gli anni, infatti, vengono riuniti in gruppi di sessanta e denominati in base alla serie dei Cinque Elementi (Metallo, Acqua, Legno, Fuoco e Terra) contati due volte come "fratello maggiore" e "fratello minore", e in base alla serie dei Dodici Animali (Topo, Bue, Tigre, Lepre, Drago, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo, Cane, Maiale). Per i cinesi il 2000 è "Geng Chen, l'Anno del Drago", il 2001 è l'anno del Serpente, il 2002 è l'anno del Cavallo.

 

Indietro      Torna alla Homepage      Avanti