Fuck the Galak
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Fino ai quattordici anni sono stato un ragazzo normale: avevo una vita normale e una famiglia normale.
Facevo colazione con latte e biscotti e a merenda mangiavo un panino con la mortadella o col prosciutto crudo.
Quando sono passato alle superiori mia madre ha cominciato a manifestare delle preoccupazioni che, all'epoca, non riuscivo a comprendere.
Ogni mattina mi infilava il solito panino nello zaino ma invece di augurarmi, come aveva sempre fatto, una buona giornata mi squadrava nervosamente dicendo: "Non accettare mai niente dai tuoi compagni di scuola. Se ti offrono delle merendine tu dì di no, se ti offrono del cioccolato dì di no."
E io dicevo sempre di no anche se non è che capitasse spesso che mi offrissero qualcosa. Durante l'intervallo stavo sempre in disparte, a mangiare il mio panino, mentre i miei compagni sghignazzavano fra di loro lanciandomi delle occhiate di sdegno. Non mi invitavano mai alle feste o a mangiare la pizza; io avrei voluto essere come loro ma non sapevo come fare.
Poi qualcuno ha cominciato a sfottermi, a dire che avevo le mani unte, i capelli unti, la faccia come un panino.
E un giorno non ce l'ho fatta più: sono andato dal Nasini e gli ho chiesto se poteva farmi assaggiare una di quelle cose che mangiavano loro.
Lui è stato gentilissimo, ha detto "Era ora che ti svegliassi, fatti questo Lion."
Io ho cercato di fare |
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