LA RAGAZZA DI PAUL
Il ristorante Grillon, vero falansterio di canottieri, si stava lentamente vuotando. Davanti all'uscio era una confusione di grida, di richiami; e dei giovanottoni con la maglietta bianca, gesticolavano tenendo i remi sulla spalla.
Le donne, in freschi abbigliamenti primaverili, salivano con grande attenzione sui canotti, si sedevano a poppa aggiustandosi l'abito, mentre il padrone del ristorante, un pezzo di giovane con la barba rossiccia, famoso per la sua forza, dava la mano alle donzelle, mantenendo in equilibrio le fragili imbarcazioni.
A loro volta i rematori si mettevano al posto, braccia nude e petto in fuori, posando per la platea che era composta di borghesi vestiti a festa, di operai e soldati appoggiati coi gomiti alla balaustra del ponte, e attentissimi allo spettacolo.
Ad una ad una le imbarcazioni si distaccavano dal pontone. I rematori si curvavano in avanti, poi si gettavano all'indietro, con movimento regolare; sotto la spinta dei lunghi remi ricurvi i veloci canotti scivolavano sul fiume, s'allontanavano, rimpiccolivano, scomparivano infine sotto l'altro ponte - quello della ferrovia - scendendo giù verso il Ranocchiaio.
Era rimasta soltanto una coppia. Il giovanotto, ancora quasi imberbe, esile, pallido in viso, stringeva per la vita la sua amante, una brunetta magra che si muoveva come una cavalletta; ogni tanto si guardavano profondamente negli occhi.
Il principale gridò: - Via, sbrigatevi, signor Paul. - I due s'avvicinarono.
Paul era fra tutti i clienti della casa il più benvoluto e |
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