Sciara Curìa
III Atti in lingua siciliana
di Alessio Patti
(da un’idea di Domenico Pisano)
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Presentazione
Fino al 1980 in Sicilia e nel mondo, quando si parlava d’arte popolana e di commediografia teatrale siciliana, si esaltavano i maestri e i poeti che hanno in passato reso famoso questo stile: Martoglio, Capuana, Pirandello, Meli, Tempio, Danese ed altri.
Oggi, in una Sicilia che diventa sempre più multilingua, multirazza e multireligione, gli spettatori dei teatri più importanti privilegiano invece sceneggiature in lingua italiana.
L’arte popolana (Ars Populi) e l’idioma dialettale dei nostri predecessori vanno purtroppo perdendo molto terreno per assumere man mano una connotazione non corrispondente al loro effettivo albore. Ci ricordano immediatamente le nostre povere origini e, emancipati come crediamo di sentirci, rifiutiamo di riconoscere perfino il nostro vernacolo come espressione culturale che invece un tempo fu utilizzato come lingua poetica sotto Federico II di Svevia per la diffusione della rinomata scuola siciliana.
Per rimediare a questo debito nei confronti della Sicilia e della sua millenaria cultura è necessario fare qualcosa, cambiare rotta, dando spazio e visibilità alla moltitudine di nuovi poeti e autori e alle nuove opere caratteriali per scongiurare il pericolo d’estinzione dell’arte popolana. Molti, come me ad esempio, hanno scelto di rischiare grosso, ripercorrendo la strada stretta e tortuosa dei piccoli teatri parrocchiali o di quartiere, richiamando i cittadini a promuovere un’arte che ha il calore e la forza del magma, il cui idioma è gustoso come frutti colorati e |
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