Aleksandr Puškin (1799 - 1837)
Aleksandr Sergeevic Puškin è stato il più grande poeta russo. L’impiego che
egli fece del volgare nei suoi componimenti poetici contribuì in modo
determinante a liberare la lingua letteraria dai vincoli della tradizione e la
letteratura attinse nuova linfa vitale dalle tematiche di natura storica e
folcloristica privilegiate dal poeta.
Puškin nacque a Mosca da una famiglia di colti aristocratici decaduti. Compì gli
studi presso il liceo di Carskoe Selo, località in seguito ribattezzata col nome
dello stesso poeta; dopo aver conseguito il diploma nel 1917, gli fu assegnato
un incarico al ministero degli affari esteri a San Pietroburgo. Qui Puškin si
lasciò attrarre dalla sfavillante vita mondana cui poteva avere accesso a quel
tempo un giovane di buona famiglia, quello stesso stile di vita che più tardi
avrebbe reso oggetto di satira nel Evgenij Onegin (1823-31). Nonostante il
carattere piuttosto superficiale del suo impegno politico, Puškin rimase sempre
un convinto sostenitore delle riforme sociali e venne considerato il portavoce
dei letterati radicali. A causa di ciò destò le ire del governo e fu allontanato
dalla capitale, confinato prima a Kishinev (1820-23) ed in seguito ad Odessa
(1823-24). Qui entrò nuovamente in contrasto con le autorità e venne esiliato,
questa volta nella tenuta di campagna della madre.
Nel 1826 fu richiamato a Mosca sotto la protezione dello zar. Nel 1831 sposò Natalja Gonarova,
bellissima nobildonna. Le ambizioni mondane della moglie lo spinsero ad adottare
uno stile di vita sconsiderato, gli fecero accumulare forti debiti e da ultimo
lo condussero alla morte. All’inizio del 1837 dovette impegnarsi in un duello
per difendere l’onore della moglie e vi rimase mortalmente ferito.
Le prime opere di Puškin sono redatte nello stile poetico leggero ottocentesco.
La favola in versi Ruslan e Ludmila (1820) è il suo primo tentativo importante
di utilizzare il linguaggio colloquiale e temi della tradizione folcloristica
russa. Quest’opera, ed altre dall’ambientazione esotica scritte nello stesso
periodo, sono state fortemente influenzate dal Romanticismo inglese. Puškin
s’ispirava soprattutto alla poesia di Byron, il cui stile ha riprodotto ne Il
prigioniero del Caucaso (1822), I masnadieri fratelli (1827) e Evgenij Onegin.
Nell’Onegin, tuttavia, l’eroe byroniano si tramuta in eroe tragico. Il
protagonista rifiuta l’amore di un’ingenua fanciulla di provincia solo per
innamorarsi di lei più tardi quando la incontra a Pietroburgo, rispettabile
donna sposata con un’ottima posizione in società. Nonostante lo ami ancora,
l’eroina resta fedele al marito e si allontana da Onegin.
Il profondo rispetto per i propri compatrioti e l'avversione per la rigida
struttura sociale russa sono evidenti in molte opere della maturità di Puškin.
In Na svoboda seja? pustinen, un trattato politico pubblicato nel 1823, egli
biasima la crudeltà del servaggio ed avverte profeticamente che sono necessarie
riforme per evitare una rivoluzione. Molte delle sue tragedie sono dedicate a
grandi personaggi storici russi, in particolare Boris Godunov (1831), Poltava
(1828) e Il cavaliere di bronzo (1837), che ritrae il grande sovrano Pietro I.
Negli ultimi anni della sua vita Puškin si dedicò spesso alla prosa. Due delle
sue opere più lette sono La figlia del capitano (1834) ed il racconto La dama di
picche (1834).
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