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La frase del giorno

 



Aldo Moro (1916-1978)
Nato a Maglie (Lecce) nel 1916, compie studi classici e conseguisce, appena ventiduenne, una laurea in giurisprudenza: la sua tesi, La capacità giuridica penale, riveduta e ampliata, sarà pubblicata nel 1939. Nel 1941 ottiene la cattedra di filosofia del diritto presso l'Università di Bari. Già presidente, a partire dal '39, della Federazione Universitaria Cattolica, nel 1945 viene eletto Presidente del Movimento Laureati dell'Azione Cattolica. L'anno successivo viene eletto all'Assemblea Costituente nelle liste della Democrazia Cristiana: in particolare diviene vicepresidente del gruppo DC alla camera e relatore per la sezione riguardante "i diritti dell'uomo e del cittadino".
Tra gli anni '40 e '50, mentre prosegue la sua carriera accademica, Moro diventa un personaggio di rilievo all'interno della DC, occupando ruoli politici e istituzionali via via più importanti: sottosegretario agli Esteri nel quinto governo De Gasperi (1948), presidente del gruppo parlamentare Dc alla Camera dei Deputati (1953), ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni (1955), e a partire dal 1957 ministro della Pubblica Istruzione (si deve a lui l'introduzione dell'educazione civica nelle scuole).
Nel 1959, durante il VII congresso della DC, viene eletto segretario del partito. Fautore di una politica di cauta apertura nei confronti della sinistra, Moro diventa, a partire dal 1963, il primo capo di un organico governo di coalizione col Partito Socialista. È la stagione del centrosinistra, che termina nel 1968 con una sconfitta elettorale.
Negli anni successivi è più volte Ministro degli esteri: carica prestigiosa, ma anche segno di un certo allontanamento dai vertici DC. Solo nell'ottobre del 1974 Moro torna alla presidenza del consiglio, con una maggioranza formata da DC e Partito Repubblicano che entra in crisi due anni più tardi. L'ultimo governo Moro, un monocolore democristiano, dura appena sei mesi e cade nell'aprile 1976. Sono gli anni in cui Moro matura la convinzione che le sorti della politica italiana dipendano dalla collaborazione di tutte le forze poliche importanti, tra le quali anche il Partito Comunista, escluso dal governo dal 1948. È la dottrina del 'compromesso storico', che porta nel 1978 alla formazione di un "governo di solidarietà nazionale", guidato dal democristiano Giulio Andreotti ma appoggiato anche dal PCI di Enrico Berlinguer. Proprio nel giorno in cui il nuovo governo viene presentato in Parlamento, Moro viene rapito in via Fani dall'organizzazione terrorista delle Brigate Rosse, che massacrano gli uomini della sua scorta.
I cinquantacinque giorni del sequestro Moro sono una pagina non ancora del tutto chiarita della storia italiana. Mentre dal "carcere del popolo", nascosto in un condominio di Roma, filtravano lettere in cui Moro, provato dal sequestro e dagli interrogatori, chiedeva ai massimi vertici dello Stato di dialogare con i suoi sequestratori, i vertici del governo, Andreotti e il ministro dell'interno Cossiga, dimostravano un'insolita fermezza.
Condannato a morte dai brigatisti, Moro è assassinato il 9 maggio del 1978: il suo cadavere viene rinvenuto a Roma, nel bagagliaio di un auto parcheggiata a metà strada tra la sede del PCI e quella della DC.


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 - Il caso Moro
 - I vivi e i morti: il caso Moro






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