Author:
Berardi Lorenzo, Ramunno Silvestro & Soglia Paolo Title: RADIO BOLOGNA
Subject:
MISCELLANEOUS WRITINGS (818)   
 
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a fare pipì, o meglio lui portava me perché mi trascinava dove voleva, era forte, affettuoso e simpatico e di sesso femminile, e quando le venivano le sue cose potete immaginare in che stato riduceva la radio.
Di cosa ti occupavi a Radio Città?
Mi occupavo di un po’ di tutto. Corrispondenze dall’università, dove ero iscritto. Servizi di sport, che era stato la mia competenza a Il Foglio e in altri giornaletti locali. Disc jockey a ruota libera. Per un po’
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Vargas non è arrivato ed eravamo d'accordo che avrebbe lasciato il tavolo prima della mezzanotte."
"Sai bene che non è qui."
"Sì, non voglio ingannarti. È successo?"
"Dovresti saperlo. Ma lui giocava per te, con i tuoi soldi. Tu occupavi il suo posto: troppa fortuna. Che cosa hai fatto, Manuel?"
"Niente. Lui ha giocato, tocca a lui. Io continuerò a vivere; ascolta bene: a vivere. Credo di aver ingannato le parche."
Interruppi la conversazione. Mi rifiutai di chiamare la polizia
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Vargas non è arrivato ed eravamo d'accordo che avrebbe lasciato il tavolo prima della mezzanotte.
- Sai bene che non è qui.
- Sì, non voglio ingannarti. E' successo?
- Dovresti saperlo. Ma lui giocava per te, con i tuoi soldi. Tu occupavi il suo posto: troppa fortuna. Che cosa hai fatto, Manuel?
- Niente. Lui ha giocato, tocca a lui. Io continuerò a vivere; ascolta bene: a vivere. Credo di aver ingannato le parche.
Interruppi la conversazione. Mi rifiutai di chiamare la polizia
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Dimmi.
-Vargas non è arrivato ed eravamo d'accordo che avrebbe lasciato il tavolo prima della mezzanotte.
-Sai bene che non è qui.
-Sì, non voglio ingannarti. E' successo?
-Dovresti saperlo. Ma lui giocava per te, con i tuoi soldi. Tu occupavi il suo posto: troppa fortuna. Che cosa hai fatto, Manuel?
-Niente. Lui ha giocato, tocca a lui. Io continuerò a vivere; ascolta bene: a vivere. Credo di aver ingannato le parche.
Interruppi la conversazione. Mi rifiutai di chiamare la polizia
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che noi ritorniamo a Catania, che noi abitiamo quella stessa casa che io guardai con più venerazione della casa di Dio; che io respiri l'aria istessa di quelle camere; che mi metta a quel verone, con te, al posto che occupavi seduta sulla poltrona; e che io ti legga, seduto accanto alle tue ginocchia, come quell'uomo... Bisogna che mi metta con te, di notte, a quell'ora, a quel verone; e che tu ripeta quelle parole infami che io annegherei sulle tue