Anonimo S.
Ai bordi dell'amore
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Capitolo primo
Mi riuscirebbe difficile parlarvi di persone con cui ho una frequentazione quotidiana. Mi sembrerebbe di violare i loro segreti, avrei timore del loro giudizio. Ma di coloro di cui ora vi racconterò, di alcuni non ho una conoscenza diretta, di altri, che ho conosciuto, ho perso da tempo ogni traccia, svaniti, dispersi nel mondo.
Questa è, in particolare, la breve storia di uno di loro, di alcuni
momenti della sua vita, delle sue idee, dei suoi amori.
La prima volta che l'ho visto è stato sul traghetto che dal Pireo porta a Brindisi. Li sapete, quei viaggi di fine estate, sulla coperta della nave, di notte, ognuno col suo sacco a pelo e la sua lattina di birra o di coke. Gente che te la ritrovi l'anno dopo, con la barba ancora più folta e il sacco a pelo ancora più lercio.
Avevo scelto un posto riparato, nel vano di una scaletta, e mi ero messa a leggere godendo della luce che mi veniva dalla cafeteria. Mi ricordo benissimo il libro che avevo portato con me. Era "Keep the aspidistra flying" di Orwell, che avevo preso da Blackwell qualche giorno prima di partire. Me lo ricordo perché quella fu la causa del nostro primo, silenzioso, imbarazzato incontro.
Ero seduta, con la schiena appoggiata, le gambe stese e leggevo; ma al tempo stesso coglievo i rumori della gente non lontana da me. Ogni tanto interrompevo la lettura, alzavo gli occhi e mi guardavo intorno. Poi mi immergevo di nuovo nelle pagine del libro. Orwell è il mio autore preferito. Per le esperienze di vita, per le idee, per il suo andare controcorrente, non c'è nessuno che lo eguagli, almeno qui da noi in Inghilterra.
Facendo ogni tanto vagare lo ...
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