Alessio Patti
Trenta jorna di spitali
Commedia ironica in III Atti
- Scritta in vernacolo siciliano –
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Dedica:
Offro questo mio lavoro a tutti gli ammalati, soprattutto a quelli senza volto, a quelli più poveri e umili. A tutti quelli che hanno gridato e non sono stati ascoltati, capiti o aiutati nei loro bisogni fisici e spirituali; a chi, credendo di ricevere rispetto e comprensione per il proprio stato di salute, è rimasto deluso.
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Presentazione
Trenta jorna di spitali è una denuncia! Testimonia fedelmente il grido di giustizia di cittadini comuni, in particolare modo dei malati e sofferenti del Sud-Italia, che hanno subito la pietà, il distacco e il disservizio di dottori, infermieri, religiosi e pii, d’ogni specie e grado.
Trenta giorni di ricovero, tra luglio e agosto del 1992, presso una struttura pubblica ospedaliera di Catania, dove ho potuto constatare, personalmente e su altri sventurati uomini, gli abusi di una fetta di società resasi libera di usare il malato non come una persona, un uomo bisognoso di cure e rispetto, ma un numero, un fastidioso oggetto da cui tenersi lontani perché rivelatore della deficienza e dell’incapacità di molti ad amare e svolgere con pienezza e devozione il proprio lavoro.
Trenta jorna di spitali, benché sapientemente filtrata da quel sano e lucido umorismo che difende l’ironia dei poveri, i loro problemi, le loro necessità e, più d’ogni altra cosa, le loro accuse, è una scrittura drammatica.
Ascolteranno mai quei signori dal camice bianco e i finti politici in doppiopetto e cravatta, la mia e altre denuncie che vogliono sottolineare la violenza subita, l’offesa ricevuta e il rispetto mancato alla dignità umana da parte di altri uomini? Chissà? Forse sì, forse no. Io, però, non demordo, anzi ironizzo! Per assicurare che il riderci sopra non può e non vuole significare minimizzare ...
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